Linguaggio e Black Mirror per una mente ultrastanca della sua iperspecializzazione monolinguistica

Sono un Italiano a Londra da quasi quattro mesi. E ho scoperto una cosa sul linguaggio. Una lingua di cui conosci la grammatica ma non il vocabolario in maniera estensiva è una lingua che parli peggio. Una lingua parlata peggio arruginisce i tuoi sistemi cognitivi al punto da renderti più stupido. Essere brillanti è un aggettivo che ti puoi guadagnare solo spaziando nella pindaricità.

Quando passi il tempo a farti ripetere le cose due volte perché non capisci l’accento, o ti vengono dette parole che non conosci, o peggio ancora hai incorporato nel tuo intelletto processi mentali veicolati attraverso espressioni che in quella lingua nemmeno esistono, hai un problema di rigidità mentale verso la comprensione della lingua e quindi della comunicazione. Comunicare male ha degli effetti devastanti su molti effetti della vostra vita, sono sicuro che un bidello che conoscete vi servirà da esempio.

Entra in scena la prima puntata del nuovo Black mirror. Nuovo, si vede, sotto tanti aspetti. È su Netflix, e quindi è una Netflix original series, questo vuole dire che gli scrittori hanno linee guida diverse da cui partire. Cambio che avevo già notato con i denti digrignati già quando nel trailer qualcuno guidava dal lato normale della strada e non a sinistra come tutti i britannici. Dettaglio importante che dice pubblico internazionale.

E così seguiamo la nostra prima storia. “La giovane donna ossessionata dai like” che viene estesa ad un universo in cui questo discorso è pervasivo in tutti gli aspetti della società. Noto già come questo sia un discorso costruito in un certo senso alla rovescia rispetto alla serie britannica. I personaggi precedenti erano dentro a un mondo avanzato tecnologicamente sì, ma loro malgrado, ne erano in qualche modo scollegati. Invece in ogni parte della puntata non esiste niente al di fuori del sistema di reputazione; la protagonista non fa letteralmente altro che mettere cinque stelle, tre stelle, due stelle, controllare i feed altrui, postare foto, ed essere una sfigata.

Io odio i personaggi di donne sfigate. Il mio riferimento in tal senso è Bridget Jones (anche se in realtà è JD di Scrubs). Li odio perché… aspetta, prima definiamo sfigate. Sono quel tipo di donne bianche verso i trenta che hanno ceduto alla pressione sociale diventando delle “sceme volontarie”, tentano di arrampicarsi socialmente in modi scalcinati e inoffensivi verso la dominanza maschile, la vera immagine dello status quo sugli stereotipi di genere.

Se come me odiate tutto ciò, vi sarete probabilmente schierati dalla parte di suo fratello, che dice apertamente “tutto ciò non ha senso” nei due minuti e mezzo di sua esistenza in questa puntata. E allora, probabilmente, avrete visto la puntata di Black Mirror più divertente in assoluto. Perché è ovvio che a una donna sfigata succedono sfighe, il più vicino possibile ad un Evento Importante. Ed è chiaro che ogni ostacolo la porta a reagire in modo scomposto ed emotivo, che ogni problema è parte del Grande Problema Insormontabile ed è tutta una cospirazione contro la sua facciata di Donna Di Successo.

Il fatto che Black Mirror sia invece una serie noir fa capire che questa svolta Netflix comincia sotto cattivi auspici. Questo genere di scrittura, se permane nelle prossime puntate, non raggiungerà mai la tensione, testa di ponte degli episodi precedenti, e risulterà in un calo generale. Americanizzazione? Può darsi.

Ora, però, c’è un trucchetto nascosto, in questa puntata, che è una vera chicca. Nel momento in cui ho finito di vederlo, sono andato immediatamente su Facebook. È un problema che ho ultimamente, la difficoltà a mantenere la concentrazione e soprattutto a cercare contatti esterni, la famosa distrazione continua in attesa di qualcosa di significativo che è la pena di questo momento della tecnologia. Ma sto divagando (Ehi!).

Il fatto è che se credi ai social network con molta forza, la comunicazione che ne ottieni da’ una soddisfazione più grande. Appena finito di vedere la puntata, leggere un singolo commento mi ha fatto ridere veramente, e non LOLlare. Mi ha fatto venire voglia di scrivere questo post per tornare a parlare, perché la morale della puntata è “esprimiti liberamente”. E per via delle mie rigidità mentali, la mia libertà di espressione è in una lingua sola, quella di Dante.

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