Settimana scorsa ero al convegno nazionale degli informagiovani, con gli altri della Young Notes.
Durante il talk show, c’era la caporedattrice della pagine web de La Stampa, piuttosto autoreferenziale secondo chi mi stava accanto. Secondo me raccontava la sua esperienza perché era tutto quello che aveva.
Mi ricordo che parlava di come evitare di riportare non-notizie come i dettagli su cosa hanno fatto a sarahscazzi (un giorno stilerò una lista di “persone morte o quasi perché i media ci rompano i coglioni parlando della marca di colluttorio che usavano”) o le foto “spinte” della ragazza spontanea di turno si risolvesse in un minor numero di visite -> soldi.
La mia domanda è rimasta a bollire troppo tempo perché gliela ponessi, con mia grande vergogna. Ma somiglia a questa:
“Fino a che punto pensate di poter scrivere oltre il vostro pudore personale? Quanto snaturereste voi stessi pur di portare a casa la pagnotta?”
Io non lo so, ho ancora la fortuna di fare quello che mi piace (e non guadagnarne una moneta), ma penso che preferirei che testate vecchie di quasi cent’anni chiudessero domani, se la loro sopravvivenza è decisa da questo. Ma ho in genere preferito le fiamme al grigio in ogni occasione del genere. Rimetto loro la decisione.